Psico-Proiezioni, tra cinema e psicologia

Domenica 3 aprile, dalle ore 16 e 30, prenderà il via la seconda delle tante iniziative che La Stanza propone: il ciclo di Psico-Proiezioni. Si tratta del primo (ma non ultimo, spero!) spazio che abbiamo voluto dedicare al rapporto tra due grandi mondi come il cinema e la psicologia.

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Il primo incontro del Club del Libro de La Stanza. Com’è andata?

Il primo incontro del Club del libro è andato e vorrei raccontarvi com’è andata. Innanzitutto ringrazio tutte le persone intervenute, sono veramente contenta della fiducia e dell’entusiasmo mostrato per questa iniziativa.

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Mina

La musica… la musica. La amo, la adoro, la idolatro, la venero. Quella che medica. Quella che ti estorce le lacrime. Quella che sembra essere l’unica entità che ti possa capire. Quella che ti persuade. Quella che conferma la tua solitudine. Quella che ti fa muovere. Quella che hai in gola e butti fuori e quella che hai in gola e tieni dentro. Quella che ti convince, anche se solo per un attimo, che siamo degli esseri umani degni di lei. Quella che ti fa trattenere il fiato come davanti al crollo di una diga. Quella che è l’unico, vero, potente stupefacente. (Mina)

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Buon compleanno, Aretha!

Lady Soul oggi compie 74 anni!

Nata a Memphis il 25 Marzo del 1942, Aretha Franklin raggiunse il successo nel 1967 grazie al contratto con l’Atlantic Records che le permise di dimostrare la propria tempra vocale nel repertorio soul (la sua carriera musicale precedente era stata segnata da un errato lancio in direzione pop) e da allora la cantante è diventata un punto di riferimento della scena R&B internazionale.

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Wisława Szymborska

Non ce l’ho con la primavera
perché è tornata.
Non la incolpo
perché adempie come ogni anno
ai suoi doveri.

Capisco che la mia tristezza
non fermerà il verde.
Il filo d’erba, se oscilla,
è solo al vento.

Non mi fa soffrire
che gli isolotti di ontani sulle acque
abbiano di nuovo con che stormire.

Prendo atto
che la riva di un certo lago
è rimasta – come se tu vivessi ancora –
bella come era.

Non ho rancore
contro la vista per la vista
sulla baia abbacinata dal sole.

Riesco perfino ad immaginare
che degli altri, non noi
siedano in questo momento
sul tronco rovesciato d’una betulla.

Rispetto il loro diritto
a sussurrare, ridere
e a tacere felici.

Suppongo perfino
che li unisca l’amore
e che lui la stringa
con il suo braccio vivo.

Qualche giovane ala
fruscia nei giuncheti.
Auguro loro sinceramente
di sentirla.
Non pretendo alcun cambiamento
dalle onde vicine alla riva,
ora leste, ora pigre
e non a me obbedienti.

Non pretendo nulla
dalle acque fonde accanto al bosco,
ora color smeraldo,
ora color zaffiro,
ora nere.

Una cosa non accetto.
Il mio ritorno là.
Il privilegio della presenza –
ci rinuncio.

Ti sono sopravvissuta solo
e soltanto quanto basta
per pensare da lontano.

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Anne Sexton

Hai detto che la rabbia sarebbe tornata
proprio come l’amore
Ho una sembianza nera che non
mi piace. È una maschera, me la provo.
Migro verso lei e la sua rana
s’accovaccia sulle mie labbra e defeca.
È una vecchia, è anche povera.
Ho provato a tenerla a dieta.
Non le do l’estrema unzione.

C’è un bell’aspetto che indosso
come un grumo di sangue.
Me lo sono cucito sul seno sinistro.
Ne ho fatto una vocazione.
La lussuria si è piantata in esso
e io ho accostato te e il tuo
bambino allo sbocco del latte.

Oh la nerezza è assassina
e il colmo del latte trabocca
e tutto il meccanismo mi funziona
ed io ti bacerò quando
avrò fatto a pezzetti un’altra dozzina di uomini
e tu morirai un po’,
ancora, ancora.

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Sylvia Plath

La donna ora è perfetta
Il suo corpo

morto ha il sorriso della compiutezza,
l’illusione di una necessità greca

fluisce nei volumi della sua toga,
i suoi piedi

nudi sembrano dire:
Siamo arrivati fin qui, è finita.

I bambini morti si sono acciambellati,
ciascuno, bianco serpente,

presso la sua piccola brocca di latte, ora vuota.
Lei li ha raccolti

di nuovo nel suo corpo come i petali
di una rosa si chiudono quando il giardino

s’irrigidisce e sanguinano i profumi
dalle dolci gole profonde del fiore notturno.

La luna, spettatrice nel suo cappuccio d’osso,
non ha motivo di essere triste.

E’ abituata a queste cose.
I suoi neri crepitano e tirano.

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