”Parole al microscopio”: CARNEVALE

Oggi, giovedì grasso, hanno ufficialmente inizio i festeggiamenti del Carnevale.

Come molte altre feste, si tratta di una ricorrenza cristiana le cui celebrazioni sono in realtà una trasposizione dei riti pagani. In particolare il Carnevale riprende i festeggiamenti dei Saturnali romani, caratterizzati da uno sregolato godimento di cibi, bevande e piaceri sensuali. Durante questi giorni si sovvertiva l’ordine sociale vigente e si scambiavano i ruoli tradizionalmente imposti, nascondendo la vera identità dietro a delle maschere. Da qui viene il proverbio latino “Non semper erunt Saturnalia” (non saranno sempre i Saturnali), che equivale un po’ al nostro “A carnevale ogni scherzo vale”!

Anche la “versione cristiana” prevede un abbandono ai divertimenti e ai piaceri, in vista del periodo di penitenza e digiuno della Quaresima. Ma da dove viene esattamente la parola Carnevale?

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A riguardo esistono diverse congetture:

  • Carrus navalis: carro navale. Si tratta dell’ipotesi meno accreditata, secondo la quale il termine deriverebbe dalla “nave su due ruote”, che si usava portare in giro durante le celebrazioni festive. In pratica, i nostri carri allegorici.
  • Carnem levare: togliere la carne. A partire dal mercoledì delle Ceneri, infatti, secondo la tradizione cristiana era proibito mangiare carne fino alla Pasqua (oggi l’astinenza si limita al mercoledì delle Ceneri e ai venerdì di Quaresima). Il giovedì e il martedì, indicati appunto con l’aggettivo grasso, costituivano dunque l’ultima opportunità di dedicarsi a sollazzi e gozzoviglie.
  • Carne vale: carne, addio! Cambiano le parole, ma il senso è lo stesso del precedente.
  • Carnem laxare: abbandonare la carne. Anche qui il significato è lo stesso, ma da questa etimologia ha origine la variante Carnesciale (da cui carnascialesco), che era il modo in cui veniva chiamato il Carnevale in toscano antico.

Fuori dall’ambito di questa festa, il termine richiama alla mente anche il cosiddetto “Carnevaletto delle donne”:

Quest’espressione risale al tempo in cui infieriva nelle province meridionali dell’Italia certa strana malattia nervosa attribuita al morso della tarantola, contro la quale si reputava unico rimedio la danza al suono dei tamburelli e dei pifferi.

(Ottorino Pianigiani)

Le vittime del tarantismo erano soprattutto giovani donne che, raccogliendo il grano durante la stagione della mietitura, erano maggiormente esposte al rischio di essere morsicate da questo fantomatico ragno. Il morso causava crisi isteriche e la guarigione era possibile solo attraverso la musica e la danza (in particolare la tarantella), realizzando un vero e proprio esorcismo a carattere musicale. Queste esecuzioni venivano svolte tra le vie del paese dove scatenavano una vera e propria festa, un carnevale appunto, che coinvolgeva tantissime donne.

Francesca Papa

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